martedì 9 febbraio 2010

Frida Arte e Giacomo Olivieri Presentano LE INFINITE FORME DELL'ACQUA


Mostra d'arte e gioielli

Espongono Michele Roccotelli Rosa Ladisa Nicola Scattarella

L'acqua è un bene comune, di proprietà collettiva, essenziale e insostituibile per la vita e per gli ecosistemi, dalla cui disponibilità dipende il futuro degli esseri viventi. Il tema dell'acqua come bene comune e non mercificabile, fonte di vita e vita essa stessa, è entrato nel senso comune grazie a quanto ha fatto il governo regionale e tutti coloro che su questo argomento si sono impegnati.. Il diritto all'acqua è un diritto inalienabile: l'acqua non può essere proprietà di nessuno.

Con questa mostra si vuole dare un piccolo contribbuto ad una causa così importante.

La mostra personale del maestro Michele Roccotelli continuerà sino al 27 febbraio 2010


FRIDA ARTE galleria d'arte Contemporanea
Piazza Giuseppe Massari, 16, 70123 BARI (BA)
080 5210361‎ – 348 3307176‎

lunedì 8 febbraio 2010


Mercoledì 10 febbraio, alle ore 18,30 presso l’Associazione FEDERICO II EVENTI, Via Latilla, n. 13, Bari, nell’ambito del ciclo “Incontri con l’Autore” a cura di Elisa Robino, la scrittrice barese Raffaella Passiatore, vincitrice del premio “Scrivere tra le Culture” - Vienna 2004, presenterà le sue opere, “Terre Straniere – Fremde Lander” , “Tutto quello che avreste voluto sapere sul tango e nessuno ha mai voluto raccontarvi” e “Storie sdrucciole” edite dalla Florestano Edizioni di Bari.
Durante la serata interverranno il giornalista Livio Costarella e l’attore Peter Siglreithmaier.
Ingresso libero.

“Raffaella Passiatore riesce a creare, nella mente del lettore, immagini dai colori forti che scuotono i sensi. Le sue descrizioni, non solo prendono forma davanti ai nosti occhi, ma riescono perfino ad avere un odore, un gusto, si lasciano toccare, Raffaella Passiatore nasce a Milano, cresce a Bari e vive a Salisburgo dove come artista che si esprime attraverso la poesia, autrice di prosa, drammaturga, librettista, coreografa, regista, artista di palcoscenico, musicista e ballerina di tango. ”A casa” tra le nazioni, tra le lingue e tra i singoli generi artistici, Raffaella Passiatore incarna quel tipo di artista internazionale, la cui instancabilità ed irrequietezza emotiva la rendono “senza casa”.
FedericoIIeventi

domenica 7 febbraio 2010

EMOZIONI IN PUNTA DI MATITA DAL9/02 AL CAFFE LETTERARIO DI CATANZARO



dal 9 al 21 febbraio 2010

Caffe Letterario - Via I. Menniti 5/7 - Catanzaro












NICOLA DE LUCA, LE ILLIMITATE TONALITA' DEL GRIGIO

Fra il bianco e il nero c’è un abisso; lo occupano le illimitate tonalità del grigio. L’artista Nicola De Luca ha deciso di esplorare questa infinità cromatica come un cavaliere medievale. Suo destriero è la matita che galoppa con incredibile sicurezza; suoi scudieri sono i cartoncini di cotone.

Da perfetto paladino, De Luca combatte da anni per salvare dall’oblio incantevoli figure femminili. Queste potrebbero chiamarsi Eva, Cleopatra, Didone, Venere, Maddalena o più semplicemente Giorgia, Anna, Sara; potrebbero essere dee, sante, eroine o casalinghe, indifferentemente. La loro bellezza è infatti quotidiana e divina allo stesso tempo. Mentre i loro occhi sono magnetici, celanti un’inquietudine segreta, profonda.
Nei disegni di questo artista (fra i più raffinati degli emergenti calabresi) si fondono: tecnica, introspezione psicologica e senso dell’estetica. I risultati sono interessanti, tanto che De Luca sta conseguendo sempre più ampi riconoscimenti da parte della critica e del pubblico.
Noi lo abbiamo incontrato nei giorni scorsi. Volevamo conoscere il suo cammino artistico e dialogare sulla sua produzione più recente.
Quando è nata in lei la passione per l'arte?
"Ho iniziato a dipingere all'età di dodici anni. Utilizzando colori a tempera, pastelli e acquerelli. Ogni supporto era buono: carta tavolette, piatti. Riprodurre fedelmente ciò che vedevo era, sin da allora, una mania".
Quale percorso artistico ha compiuto?
"Ho intrapreso gli studi presso il Liceo Artistico di Reggio Calabria, dove ho avuto la fortuna di avere tra i docenti il maestro Leo Pellicanò, che ritengo sia stato uno dei più grandi artisti figurativi calabresi. Lì ho avuto la possibilità di affinare la mia sensibilità estetica ed acquisire consapevolezza delle mie capacità. Completati gli studi liceali, mi sono trasferito a Napoli per iscrivermi alla facoltà di Architettura. Volevo aprirmi verso nuove realtà e confrontarmi con espressioni artistiche diverse da quelle acquisite dall'insegnamento scolastico.
Nella città partenopea ho vissuto un divenire di intuizioni, curiosità e scoperte sensibili. Ho instaurato una collaborazione come light designer con una piccola compagnia di teatro sperimentale. Parallelamente ho iniziato a rivolgere la mia attenzione verso la luce come entità incorporea, ma tuttavia architettonica. Iniziai così ad interessarmi di fotografia, dapprima come riferimento per i miei soggetti disegnati, poi come linguaggio a sé stante. Prediligevo il bianco e nero, che curavo personalmente in fase di sviluppo e stampa. Il contatto con la fotografia si è rivelato in seguito importantissimo per la mia evoluzione artistica.
Nel 1980, dopo aver conseguito la laurea, ho lasciato la città dove è maturata la mia formazione per tornare definitivamente nel mio paese natale. Da allora esercito il mestiere di architetto affiancato ad una produzione grafica e pittorica a carattere figurativo".
Perché oggi predilige il disegno?
"Non mi stanco mai di analizzare i capolavori dei maestri antichi e moderni della cultura figurativa italiana. E' forse per questo motivo che ho scelto il disegno come principale linguaggio; è una tecnica molto difficile, ma è più consona alle mie intenzioni espressive e più adatta ai contenuti da trasmettere".
Come nasce un disegno? Per realizzarlo utilizza soggetti reali?
"I miei sono volti del quotidiano, non hanno una bellezza straordinaria, ma devono essere capaci di trasmette sensazioni profonde. Hanno una bellezza comune, ma sono ricchi di espressività. A volte trovo i miei soggetti tra le persone che conosco, che incontro. A volte invece preparo un'immagine come un progetto. Programmo tutto dall'impostazione al taglio e poi mi trovo il soggetto. Può anche essere una cosa casuale: mi colpisce un'espressione o un effetto di luce. In quel caso ci tengo a dire che i miei lavori non sono ritratti, non è nelle mie intenzioni, poi se appaiono tali, pazienza…"
A quali grandi artisti si rifà in particolare?
"Sono i classici ad ispirarmi, Raffaello in modo particolare. Dei contemporanei stimo molto Omar Galliani. Credo sia uno dei pochi artisti che si esprime con un linguaggio artistico significativo e comprensibile. Inoltre è riuscito a portare l'uso della matita e della grafite a livelli pittorici di alta qualità, sia sul piano della tecnica che del contenuto".
I volti che lei ritrae abilmente, trasmettono all'osservatore una profonda inquietudine. Da cosa nasce, nella sua arte, uno stato d'animo tanto provato?
"Non so il motivo, ma sono attratto da quei volti femminili dominati dal pensiero, dalla malinconia e dall'attesa. Ogni opera è un progetto di scena. Preparo l'inquadratura e i punti luminosi che insieme agli sfondi notturni aiutano a dare risalto all'intimità".
Lei è anche un architetto. Questo impegno professionale è di ostacolo alla sua produzione artistica?
"No, non è di ostacolo, magari mi limita. Comunque le due cose possono camminare insieme tranquillamente, basta organizzare bene i tempi e trovare l'equilibrio. Ho scelto sin dall'inizio di ridurre le ore per l'attività, magari accettando solo i lavori più interessanti".
Pensa che la sua arte in Calabria possa avere un futuro?
"E' l'arte in genere che in Calabria non può aver futuro. Se cambierà qualcosa non sarà a breve. Le strutture ci sono ma manca la mentalità politica. Gli artisti se vogliono fare qualcosa devono autofinanziarsi. I media non collaborano".

Teresa Lara Pugliese - su "Il Domani" dell'1 luglio 2009

venerdì 5 febbraio 2010

ARTE POVERA: ENERGIA E METAMORFOSI DEI MATERIALI. OPERE DALLE COLLEZIONI DEL MART.


17 dicembre 2009 – 28 marzo 2010

VARESE

Presso le Scuderie e nelle Sale di Villa e Collezione Panza a Varese è in corso un'importante retrospettiva sull'Arte Povera in collaborazione con il MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto. Venti le opere esposte appartenenti alle Collezioni del Mart per raccontare uno dei movimenti artistici italiani d’avanguardia del XX secolo. Germano Celant, primo teorico di questo movimento, sorto a metà degli anni sessanta tra Roma e Torino, coniò il termine ispirandosi al teatro povero di Jerzy Grotowsky, sostenendo che l’arte povera consisteva nel ridurre ai minimi termini i segni per ricondurli ai loro archetipi. Si tratta di una ricerca che coglie nuove modalità di espressione in una società, quella degli anni sessanta, in completa trasformazione. Si usano materiali poveri per creare forme innovative in una nuova concezione di spazio e di ambiente. L’arte povera rappresenta una risposta al consumismo imperante attraverso la riscoperta dei valori dell’uomo, del suo rapporto con la terra e con la natura. L’uso di materiali inconsueti consente di allargare il campo dei linguaggi espressivi per riflettere sul rapporto tra l’uomo e la realtà. La mostra è curata da Gabriella Belli, Direttrice del Mart e da Anna Bernardini, responsabile scientifico e organizzativo di FAI villa e collezione Panza. Il percorso espositivo ospita installazioni di Jannis Kounellis, Mario Merz con i suoi fantasiosi igloo di fascine, vetro e neon. "L’orchestra di stracci" del 1968 di Michelangelo Pistoletto e ancora Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Gilberto Zorio, Giuseppe Penone e Giovanni Anselmo.


Antonella Colaninno

giovedì 4 febbraio 2010

LE STAGIONI DI UN CANTIMBANCO Vita quotidiana a Bologna nelle opere di Giulio Cesare Croce


28 ottobre 2009 – 30 gennaio 2010
BOLOGNA



La mostra è stata promossa dal Comitato Nazionale per il IV centenario della morte di Giulio Cesare Croce (1550 – 1609) istituito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La Sala dello Strabat Mater e il quadriloggiato superiore della Biblioteca dell’Archigginasio hanno ospitato questa interessante retrospettiva di uno dei maggiori esponenti della letteratura carnevalesca, autore di più di 600 opere in lingua italiana e in dialetto bolognese, considerato l’autodidatta più importante della letteratura italiana. E’ stato uno dei maggiori interpreti della cultura popolare italiana tra il XVI e il XVII secolo, creatore di personaggi come Bertoldo e Bertoldino, autore e cantore di una letteratura popolare che traeva ispirazione dalla cultura popolare e dalle vicende storiche della città di Bologna. La mostra è stata inaugurata presso il Teatro Anatomico dell’Archigginasio e presenta una serie di testi manoscritti e a stampa, accompagnata da opere grafiche di Giuseppe Maria Mitelli e Agostino Carracci e dipinti di Guercino, Mastelletta, Badalocchi, Tamburrini e Bartolomeo Passerotti. Il materiale esposto in mostra proviene dalla Biblioteca Universitaria di Bologna, dalla Biblioteca dell’Archigginasio e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna. La prima sezione della mostra illustra l’importanza delle stagioni e della loro ciclicità a cui si legano i tempi del contadino, articolati tra il lavoro e le pause delle feste. Croce fu un cantastorie che girava per le strade di Bologna recitando proverbi e indovinelli, accompagnato dal suono della sua inseparabile lira. Ciò che contraddistingue maggiormente la produzione letteraria di Croce è il ciclo su Bertoldo, su sua moglie Marcolfa e su suo figlio Bertoldino. “Bertoldo è il villano dalla figura grottesca che, grazie alle sue astuzie, conquista la fiducia del re Alboino, ma alla fine muore per i cibi troppo raffinati della corte, mentre il figlio Bertoldino è un balordo che prende tutto alla lettera provocando una serie di situazioni ridicole”. Queste storie si sono diffuse soprattutto nell’Italia centro settentrionale e all’estero, grazie alla traduzione greca di XVII secolo e a quelle francese, spagnola e portoghese del Settecento. “Nella prima metà dell’Ottocento declinò la fortuna del poema in ottava rima, mentre dopo l’Unità d’Italia, la trilogia in prosa, costituita dai testi croceschi e dal Cacasenno di Banchieri, ebbe uno straordinario successo. L’ultima trasformazione dell’opera si ebbe nel Novecento, con il passaggio da testo di letteratura popolare a classico della letteratura per ragazzi.” Un’importante mostra, quella su Giulio Cesare Croce conclusasi lo scorso 30 gennaio, che ha voluto ricordare la memoria di un personaggio straordinario della letteratura italiana. Al suo Bertoldo, che vanta diverse versioni in medioevo, ambientate alla corte di re Alboino, si è ispirata la rivista settimanale di satira dal titolo omonimo, pubblicata a Milano a partire dal 1936, e una cinematografia d’autore come la pellicola del 1984 del regista Mario Monicelli, dal titolo “Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno”.



Antonella Colaninno



Il Palazzo dell’Archiginnasio



Fu la prima sede stabile dell’antico Studio o Università di Bologna, costruita nel 1563 su progetto dell’architetto bolognese Antonio Morandi, con lo scopo di riunire in un unico edificio tutte le scuole dei Legisti (diritto civile e canonico) e degli Artisti (filosofia, medicina, matematica, scienze fisiche e naturali) che fino ad allora erano state ospitate in vari luoghi della città. L’operazione, condotta quando era legato pontificio di Bologna il cardinale Carlo Borromeo e vice legato Pier Donato Cesi, rispondeva alle tendenze centralizzanti della chiesa e del nuovo clima religioso a chiusura del Concilio di Trento.

"La mia bonifica" di Giovanni Lafirenze


Sabato 6 febbraio, alle ore 18,30 presso l'Associazione Federico II Eventi, via Latilla n.13, nell'ambito del ciclo "Incontri con l'autore" a cura di Elisa Robino, verrà presentato il libro "La mia bonifica" di Giovanni Lafirenze (Florestano Edizioni, Bari), che tratta del recupero di residuati bellici in Italia.
Durante la serata interverranno Angela Milella, giornalista; il dott. Michele Spadavecchia, ricercatore storico; il prof. Matteo D'Ingeo, coordinatore del movimento "liberatorio".
Letture dell'attore Michele Filipponio.
Ingresso libero.

Un mestiere pericoloso ma poco conosciuto dal grande pubblico e una grande passione per la storia. Ecco come nasce "La mia bonifica. Ordigni inesplosi nei conflitti mondiali in Italia" (Florestano, pagg. 240, euro 20), originale pubblicazione scaturita dalla penna di Giovanni Lafirenze, operatore Bcm (Bonifica campi minati), trent’anni passati a scovare residuati bellici, prima nell’esercito e poi al servizio di imprese specializzate, in giro per la penisola. Un libro-cronaca, attraverso un peregrinare che ha portato l’autore in decine di città italiane per fare il proprio lavoro, emerge prepotentemente dallo sfondo la storia delle battaglie e dei bombardamenti che hanno segnato il paesaggio dell’Italia e le vite degli italiani.
Anche Vicenza ne fu toccata, e Lafirenze non tralascia di rievocare il sacrificio della città, dedicando diverse pagine della sua opera alle incursioni della Raf e dell’Usaaf che tra la fine del 1943 e la primavera del 1945 distrussero scalo ferroviario, aeroporto, palazzi e abitazioni e causarono centinaia di morti e feriti tra la popolazione vicentina. Il capoluogo berico fu in buona compagnia: analoga sorte toccò a Treviso, Padova, Verona, Porto Marghera, solo per restare in Veneto e citare gli obiettivi strategici più importanti per l’aviazione alleata. Ma ogni regione dovette pagare il suo tributo.
Lafirenze non limita i suoi excursus storici agli eventi dell’ultimo conflitto mondiale: descrive anche gli avvenimenti salienti della Grande Guerra, che saturarono di materiale bellico migliaia di km quadrati dal Friuli al Trentino, montagne vicentine comprese, e la nascita della bonifica bellica subito dopo quel conflitto, affidata al Regio Esercito con strumenti che allora si limitavano agli occhi dei militari incaricati, una pala ed un piccone. Oggi la bonifica è molto più tecnologica, ma il pericolo non manca: lo stesso Lafirenze è stato vittima di un grave incidente, che lo ha tenuto in coma per otto giorni e lo ha costretto a mesi di riabilitazione.
E gli episodi di ordinario coraggio, dell’autore e dei suoi colleghi, sono numerosi nel libro, scritto peraltro in una prosa semplice e priva di retorica: tra esperienze dirette e segreti del mestiere, riflessioni personali Lafirenze spiega e valorizza una professione capace di preservare vite umane e vissuta come una missione. E fa capire chiaramente come le guerre non finiscano mai con un trattato di pace.

Info:3483460826


federicoIIeventi

martedì 2 febbraio 2010

LAMBERTO PIGNOTTI “Ad Arte” Disegni e poesie visive dagli anni ‘40 ad oggi




a Livorno, Galleria Granelli
dal 6/2/2010 al 13/3/2010

Inaugurazione
Sabato 6 febbraio 2010 - ore 18.00
Sarà presente l'artista

Catalogo in Galleria

Orari della mostra:
mattino: ore 10.00 - 13.00
pomeriggio: 16.00 - 19.30
aperto tutti i giorni escluso i festivi


P.zza L. Orlando, 5 - 57126 Livorno
Tel./Fax 0586 809451
Cell. 339 4308857 - 348.3337010
http://www.galleriagranelli.it/ - info@galleriagranelli.it - grgrane@libero.it



Lamberto Pignotti è il capofila della poesia visiva italiana. Artista, poeta, teorico del movimento, le sue performances hanno inizio dagli anni Sessanta. Egli partecipa, in quegli anni, al cambiamento dell’idea di poesia e di arte italiana (Gruppo ’63, Gruppo ’70). Egli pensa che la performance sia prima di tutto un mezzo per far meglio accostare all'arte il pubblico, per farlo entrare nelle gallerie e nei musei. Lasciando ogni paradosso, Lamberto Pignotti è convinto che l'arte contemporanea esiga formule che vadano alla ricerca del "nuovo". Pignotti si mostra al pubblico quale egli è normalmente. Non si veste per lo spettacolo. Preferisce i suoi abiti di ogni giorno, il gesto rapido, la battuta da mostrare, scritta su di un cartello, oppure, tramite oggetti di uso comune, presi anche dalla gastronomia, se ne serve per il suo scopo. Lo spazio scenico non è delimitato, si ha l'impressione che il pubblico possa attraversarlo o che, al contrario, lui possa attraversare il pubblico. Non c'è punto di vista fisso. Offre a volte dei dolci: ecco "il dolce stil nuovo", tramite questo gesto egli vuole segnalare ciò che oggi è divenuto l'antico movimento poetico cui appartenne Dante, contro la sdolcinatezza esagerata di certa poesia contemporanea. La poesia può essere bevuta, se beviamo un drink-poem, quasi una pozione magica tenuta in una bottiglia decorata dall'artista stesso. La poesia può essere masticata, se ha la forma e la sostanza del chewing-poem, oppure può essere offerta a adepti e credenti, come fa il prete quando dà la comunione, una poesia in forma di ostia, che entri nel nostro corpo con tutta la sua sostanza non solo ideale.
La pubblicità è pericolosa, allora rispediamola al mittente, ridicolizziamola per indebolire la sua forza persuasiva e interveniamo sui manifesti pubblicitari, trasformiamoli a nostro piacere. Siamo dunque, in Pignotti, nella linea del Futurismo, del Surrealismo, di Dada, ma con metodo critico, con grande forza creatrice e polemica in relazione ai problemi del nostro tempo. Il gioco si fa serio, ma poi, in ultima analisi, il corridoio si fa stretto è cosparso di palloncini colorati che non lo ostruiscono, si scansano al passaggio, ma a volte esplodono, implodono nel vano limitato.
Paolo Guzzi (Critico)
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